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Il capro espiatorio e i fantocci del carnevale: Sardegna, Sicilia, Roma antica, area slava

Il documento riunisce in un solo testo i fantocci trattati nelle schede del corpus: un simulacro di paglia, stracci o giunco che riceve su di sé i mali della comunità, viene portato in corteo, pianto, processato e distrutto con il fuoco o con l'acqua. Il caso di partenza è Su Ceomo di Fonni; accanto a esso si collocano gli altri fantocci sardi, il Nannu di Palermo, gli Argei, i Compitalia e i Lemuria della Roma antica e la Marzanna dell'area slava. Le letture comparative sono indicate come tali.

James George Frazer ha raccolto sotto il nome di scapegoat i riti di trasferimento del male su un veicolo esterno e di espulsione pubblica dei mali; René Girard ha interpretato la vittima sostitutiva come il meccanismo che arresta la violenza reciproca all'interno del gruppo; Henri Hubert e Marcel Mauss hanno descritto il sacrificio come mediazione tra profano e sacro attraverso una vittima destinata alla distruzione. Lo schema in tre fasi dei riti di passaggio di Arnold van Gennep e la liminalità di Victor Turner spiegano la collocazione del fantoccio nei momenti di soglia dell'anno; Mircea Eliade e Vittorio Lanternari leggono le feste di fine anno come rigenerazione periodica del tempo e della comunità; Émile Durkheim spiega con l'effervescenza collettiva l'effetto di coesione prodotto dal rito condiviso; Michail Bachtin legge la morte del re-carnevale come rovesciamento e rinnovamento; Ernesto De Martino interpreta il pianto rituale come forma culturale che rende governabile la crisi della morte.

Fantoccio su Ceomo